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  Dal 1917 al 1991 la Russia, grazie alle sue dimensioni e alle sue risorse naturali, ha avuto un ruolo centrale nell’economia dell’URSS. La dissoluzione dell’URSS e la conseguente nascita della Federazione Russa come Stato autonomo sono stati accompagnati anche da un profondo riassetto del sistema economico e sociale, con un intenso programma di destatalizzazione, che in pochi anni ha portato alla privatizzazione del 70% delle aziende e alla decolletivizzazione dell’agricoltura.

Tuttavia la privatizzazione sta procedendo lentamente e molte aziende, soprattutto nel settore dell’industria pesante, sono rimaste di proprietà statale.

 La trasformazione, tuttavia, è stato più che altro formale, nel senso che la gestione delle aziende è rimasta comunque in mano ai vecchi dirigenti, divenuti, per di più, comproprietari, e le aziende hanno continuato a godere di larghe sovvenzioni statali a copertura dei loro cronici, cospicui e crescenti passivi. Si è così venuto a formare un enorme indebitamento complessivo, che il governo e la banca centrale hanno ripetutamente promesso di ripianare a proprie spese.

Nelle aree rurali, leggi di riforma terriera hanno dato la possibilità ai coltivatori di acquistare le proprietà, ma anche questo processo sta procedendo con lentezza.

  La contrazione della produzione industriale, accompagnata da pericolose fiammate inflazionistiche, ha fatto emergere il nodo della disoccupazione, in passato mascherato o artificialmente bloccato. Al calo degli investimenti nazionali è corrisposto un deciso aumento degli investimenti esteri, mentre il rublo è crollato sui mercati internazionali.

 Il tenore di vita della maggior parte della popolazione è rimasto depresso. Le condizioni di vita sono nettamente peggiorate: la rimozione del controllo sui prezzi ha causato una forte inflazione e un enorme aumento dei prezzi.

La produzione agricola e industriale è diminuita, mentre è aumentata la disoccupazione, si sono verificate carenze dei beni di consumo, con un rapido sviluppo di un ampio settore di economia informale spesso in mano alla criminalità e la diffusione della corruzione e della mafia, che si è impadronita di buona parte del sistema finanziario.

 L’unità monetaria del paese è il rublo (100 copechi).

 Agricoltura e pesca

 

 Industria e energia

 

 Settore terziario e trasporti

 

 Commercio estero

 

 Miniere

 

 La tragedia ambientale

 

 

Agricoltura e pesca

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Molti elementi hanno contribuito a limitare la produzione e la produttività dell'agricoltura russa. Il clima duro, la scarsità di terra arabile, il fatto che le terre abbastanza temperate da sostenere una coltivazione redditizia sono spesso aride, mentre quelle con sufficiente umidità sono sovente troppe fredde, sono tra i fattori che sempre hanno interferito con i tentativi di migliorare la situazione dell'agricoltura.

 Attualmente, la proporzione di terra utilizzabile resta relativamente scarsa, con poco più del 12% del totale. Per circa 3/5 è utilizzata per le coltivazioni, il resto per prati e pascoli. All’agricoltura si dedica circa il 14% della popolazione attiva.

 Fra i principali prodotti dell’agricoltura vanno ricordati il frumento, il cotone, la barbabietola da zucchero, le patate, gli ortaggi e i girasoli.

Molto intensa è la meccanizzazione: per i lavori agricoli sono utilizzati 1.200.000 trattori e 350.000 mietitrebbiatrici.

 Per quanto riguarda l’allevamento, è da notare come il patrimonio zootecnico sia davvero rilevante, e la Russia è uno dei maggiori produttori mondiali di carne e latte.

In Siberia vengono allevate renne ed animali da pelliccia.

 In Russia sono presenti le più ingenti risorse forestali del mondo, e sui prodotti forestali si fondano alcune delle più fiorenti industrie russe: segherie, fabbriche di mobili, pasta di legno, cellulosa, carta.

Grande importanza ha la pesca, che dà un importante contributo alla copertura del fabbisogno alimentare e alimenta l’industria conserviera.

L’industria della pesca è una delle più importanti del mondo; essa si colloca al quarto posto dopo di quella della Cina, del Giappone e degli Stati Uniti. Particolare attenzione è stata dedicata al potenziamento degli allevamenti ittici. Famosissimo nel mondo è il caviale nero e rosso, ricavati dalle uova di storione e di salmone. Negli ultimi anni la pesca non controllata dello storione e diffusi fenomeni d’inquinamento, che hanno interessato varie aree del mar Caspio, hanno causato una consistente diminuzione di questo pesce molto pregiato.  Il pesce marino proviene prevalentemente dai porti situati sull’oceano Pacifico; solo il 25% del pescato proviene dall’oceano Atlantico e dal mar Glaciale Artico. Il pesce di queste zone è composto prevalentemente da aringhe e sardine che per il mercato interno vengono sottoposte a specifici processi di conservazioni che ne fanno una caratteristica gastronomica apprezzata in tutto il mondo. Famoso quanto lo storione è il granchio della Kamcatka.          

 

 

 

 Industria ed energia

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 La parte europea fornisce oltre l’80% dell’intera produzione manifatturiera.

Accanto alle regioni industriali storiche di Mosca e di San Pietroburgo la concentrazione degli investimenti ha privilegiato un numero ristretto di complessi territoriali di produzione.

Ad eccezione dell’Anomalia Magnetica di Kursk, specializzata nella produzione siderurgica, questi sono localizzati presso le fonti energetiche e di materie prime dell’area orientale: le regioni del Timan-Pecora e della Siberia occidentale, i complessi di Pavlodar-Ekibastuz, e del Kansk-Acinsk, specializzati nella produzione energetica e siderurgica; il complesso di Sajan e della Jakutsja meridionale, il primo specializzato nella produzione di alluminio, il secondo nella metallurgia.

 Tra i principiali impianti metalmeccanici sono quelli di Togliatti (automobili) e Naberežnyje (trattori).

 Il settore chimico è assai diffuso.

 Quanto all’industria leggera, gli impianti tessili sono concentrati nella parte europea, con la predominanza della lavorazione del cotone.

 I beni di consumo durevoli provengono invece dalle industrie a più elevata tecnologia presenti attorno a Mosca e a San Pietroburgo.   

 Altre industrie molto diffuse sono quelle del cemento, del tabacco e dei prodotti alimentari.

 La capacità di raffinazione è di circa 300.000.000 tonnellate di greggio per anno.

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 L’industria nucleare rappresentava circa l’11 % della produzione energetica russa e le principali centrali si trovavano nella Russia europea.

L’incidente della centrale nucleare di Chernobyl, nell’attuale Ucraina, nel 1986, aveva temporaneamente fermato il programma sovietico di aumento della capacità nucleare. Questa ha ripreso nel 1992 con il governo russo.

 

 

 

 

 

 

Settore terziario e trasporti

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L’unità monetaria russa è il rublo. Per decenni l’URSS non ha autorizzato la circolazione   della sua moneta sui mercati internazionali, dando al rublo un valore arbitrario nel rapporto con le monete straniere.

Alla fine del 1991,  il governo russo prese la decisione di liberalizzare il corso del rublo, causando un vero e proprio affondamento del valore della moneta.

Il rublo continua ad essere la divisa ufficiale di diverse altre repubbliche dell’ex URSS, anche indipendenti come la Bielorussia.

 La struttura del sistema bancario russo è molto cambiata a partire dalla metà degli anni ’80. Durante gli ultimi anni del regime sovietico, le filiali della Gosbank, la banca federale dell’URSS; furono convertite in banche commerciali. Le sei grandi banche settoriali russe (risparmio, agricoltura etc.) furono ugualmente trasformate in banche commerciali, oppure chiuse. Le banche settoriali convertite posseggono ricavi molto più importanti delle banche commerciali fondate ex novo.

 Come parte dell’URSS, la Russia commerciava intensamente soprattutto con le altre repubbliche sovietiche.

La necessità di mantenere l’interdipendenza e rapporti commerciali privilegiati ha portato la Russia ed altre nove repubbliche ex sovietiche a firmare, alla fine del 1993, un trattato di unione economica.

 Come tutta l'economia russa, anche l'industria turistica è in corso di trasformazione. Data l’estensione della Russia, molti tipi di paesaggio vi sono rappresentati. Per quanto riguarda le testimonianze artistiche, essa è ricca di architetture bizantine e delle successive elaborazioni originali, propriamente russe, che si trovano nella celebre chiesa di S. Basilio a Mosca, nell’esuberanza stilistica dei cremini e dei monasteri ortodossi del secolo XVI, arricchiti di preziose icone.

 L'allestimento di una vera rete ricettiva e di servizi orientati al turismo privato richiederà tuttavia del tempo e notevoli investimenti, in quanto la gestione delle attività turistiche di ogni tipo era in epoca sovietica prevalentemente nelle mani delle organizzazioni del partito comunista e dei sindacati, proprietari di alberghi, pensionati, case di riposo e di cura e mezzi di trasporto.

 Grande importanza, anche se irregolare, ha la rete ferroviaria (151.000 km nel 1995), su cui corre il 90% del traffico merci (oleodotti esclusi) e il 50% di quello passeggeri. Per quanto riguarda il sistema stradale (949.000 km, di cui il 79% asfaltati), a parte le grandi arterie che collegano le città principali della Russia europea, è ancora molto arretrato e trasporta solo una piccola parte delle merci.

 Più importante è di fatto il volume dei trasporti sulle vie d'acqua interne (oltre 100.000 km), soprattutto lungo il sistema del Volga e nelle aree meno servite dalle ferrovie. Il trasporto marittimo è importante non solo per il commercio estero, ma anche per collegare tra loro diverse regioni della R., particolarmente nel settore artico. In crescita è l'importanza del traffico aereo, decine sono gli aeroporti di grandi dimensioni, tra cui i tre di Mosca.

 

 

 

 

 

 

Commercio estero

Per quanto riguarda il commercio internazionale, la Russia ha potuto già durante il periodo sovietico contare su rapporti consolidati, e fino alla metà degli anni ‘80, i principali partners commerciali dell’URSS furono, per motivi politici, paesi socialisti, in particolare dell’Europa dell’est.

 Tra i paesi socialisti, la Germania dell’est è stato il principale partner commerciale dell’URSS, seguito da Cecoslovacchia, la Polonia, l’Ungheria e la Bulgaria.

I principali partners commerciali dell’URSS dopo il blocco comunista sono diventati la Finlandia, la Germania dell’ovest, l’Italia e il Giappone.

 Comunque, dopo i capovolgimenti politici della fine degli anni ‘80, l’URSS e i suoi principali partners socialisti si videro obbligati di importare le tecnologie più avanzate dai paesi occidentali. Nel 1987, i paesi del Consiglio d’Assistenza Economica Mondiale (CAEM) assorbivano il 60% delle esportazioni e fornirono il 64% delle importazioni dell’URSS.

 A partire dagli anni novanta, il commercio estero russo ha subito un profondo cambiamento. I paesi dell’unione europea, in particolare la Germania, sono diventati i principali fornitori e i principali clienti.

Attualmente, la bilancia commerciale fa segnare un costante attivo.

 

 

 

 

 

 

 

 

Miniere

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Il sottosuolo della Russia è molto ricco. La maggior parte delle materie prime richieste dall’industria moderna si trovano nel paese.

 I più importanti giacimenti petroliferi sono quelli della Seconda e della Terza Baku, nel bacino del fiume Ob. Altri giacimenti si trovano nel bacino del Volga e degli Urali.

 Il gas naturale, talora associato al petrolio, viene estratto nel Caucaso settentrionale e soprattutto nella Siberia occidentale.

 Nella zona di Mosca, negli Urali e in Siberia vi sono i principali giacimenti di carbone, sempre negli Urali si estrae anche il ferro.

 Fra gli altri minerali vanno ricordati manganese, mercurio, potassio, bauxite, cobalto, cromo, stagno, nichel, fosfati, rame, argento, tungsteno, zinco.

 La Russia dispone di grandi riserve minerarie; circa 1/3 dei metalli e del carbon fossile del mondo si trova nel sottosuolo russo.

Famoso è il saliente di Kursk presso il quale si svolse la più grande battaglia di mezzi corazzati della Seconda Guerra Mondiale, nel suo sottosuolo si trova un grandissimo giacimento di minerali ferrosi.

 

La Russia è anche ricca di nichel, tungsteno, cobalto, oro, argento, molibdeno e rame.

 

Oltre ai diamanti, di cui la principale produttrice è la penisola della Kamcatka, in Russia esistono grandi giacimenti di sali minerali che costituiscono le materie prime per l’industria chimica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La tragedia ambientale

 

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La fine della guerra fredda ha diminuito la consapevolezza di vivere sotto la minaccia degli arsenali nucleari, che dispongono di una potenza sufficiente a radere al suolo il mondo intero. L'allentamento del segreto militare ha permesso di venire a conoscenza di alcuni casi passati, nei quali un errore umano o dei sistemi di allarme hanno condotto il mondo sull'orlo di una guerra nucleare involontaria. Un rischio di questa natura non dipende dalle condizioni politiche internazionali.              

 L'impotenza delle popolazioni a intervenire su una tecnologia, difesa dai governi, ha fatto sì che la paura per il pericolo nucleare si sia riversata sui rischi connessi ai suoi usi pacifici, in particolare dopo l’incidente di Chernobyl. Molti iniziarono a interrogarsi con preoccupazione circa la sicurezza delle centrali nucleari, sulle quali numerosi paesi industrializzati avevano basato i propri programmi di sviluppo dopo la crisi petrolifera del 1973.

 

Il 26 aprile 1986 nella centrale nucleare di Chernobyl, presso Kiev, in Ucraina, si verificò un incidente gravissimo. A seguito di un'esplosione in uno dei reattori si ebbe una fuoriuscita di materiale radioattivo: le sostanze gassose, quelle volatili e il pulviscolo più leggero furono trascinate dalle correnti atmosferiche in quota e percorsero migliaia di chilometri, raggiungendo, in un primo tempo, la penisola scandinava e poi, in rapida successione, l'Europa centrale, l'Italia e la Francia.

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 L'esplosione e la ricaduta radioattiva, a causa del colpevole silenzio sovietico, vennero scoperte quasi per caso dalla rete di controllo svedese solamente quarantotto ore dopo l'accaduto; per mesi i valori radioattivi ambientali di diversi stati europei risultarono anomali. Alcuni prodotti alimentari, come il latte e le verdure, furono esclusi dal mercato in base alla loro provenienza d’origine. L'incidente provocò immediatamente circa trenta morti, e le persone colpite in modo letale furono cento. Ma i danni nel lungo periodo restano incalcolabili: le nascite di bambini malformati e l'incidenza delle malattie collegate all'esposizione alla radioattività nella zona dell'incidente sono, tuttora, in aumento.n